Biblioteca di Valsolda
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Biblioteca Comunale A. Fogazzaro – 22010 Valsolda - CO

Telefono 0344 – 68 859

 

SABATO 7 MAGGIO 2011

 

ORE 20.45

SCUOLE DI LOGGIO

 

CATARI


Storia e Testimonianze

 

Introduce:

RICCARDO BUONVICINI

 

Letture con:

Isabella Bocci, Salvo Barba,

Marcel Paolini



Sarà offerto il consueto rinfresco


Per informazioni:

Comune di Valsolda, Ufficio Anagrafe (Marcella), tel. 0344.68131

 

 


INTRODUCE

RICCARDO BUONVICINI

LETTURE CON

ISABELLA BOCCI, SALVO BARBA,

MARCEL PAOLINI

 
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Biblioteca Comunale A. Fogazzaro – 22010 Valsolda - CO

Telefono 0344 – 68 859

 

 

 

Domenica 27 marzo 2011 ore 15.30

 

 

 

 

IL FLAUTO MAGICO

 

 

Raccontato da Isabella

con l’accompagnamento di flauto traverso e corno francese

 

Scuole elementari di Loggio, Valsolda

 

Alla fine merenda per tutti.

 
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presepio2 

 

LORENZO LOTTO, “L’Adorazione dei Pastori”

Olio su tela, cm.167 x 140

Questo magnifico dipinto è stato esposto in una mostra organizzata di recente dalla Pinacoteca Tosio
Martinengo di Brescia (vedi bibliografia). In questa occasione si è anche confermata l’attribuzione
del dipinto a Lorenzo Lotto, la cui firma e datazione “L. Lotus 1530” è stata scoperta all’interno
dell’intreccio di vimini, che fa da bordo alla cesta in cui è adagiato Gesù Bambino.

 

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A 150 ANNI DALL’UNIFICAZIONE DELL’ITALIA

 

QUADRO STORICO DEL RISORGIMENTO ITALIANO

 

Relatrice: Prof.ssa Cristina Redaelli

 

SABATO, 26 FEBBRAIO 2011, ORE 20.45 

 

 

Scuole elementari di Loggio, Valsolda

 

Alla fine il consueto rinfresco

 

Per informazioni rivolgersi al Comune Uff. Anagrafe (Marcella), tel. 0344.69121-1

 
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FEDERICO BAROCCI, “Natività”, 1597. Museo del Prado, Madrid

Federico Barocci è stato uno dei pittori di maggior successo della
seconda metà del Cinquecento. Ha goduto di immensa popolarità e
ha esercitato una grande influenza sull’arte del suo tempo. Fra i suoi
estimatori e committenti vi erano il papa, l’imperatore, il re di Spagna,
il granduca di Toscana.

La luce che investe questa Natività proviene da una fonte
luminosa - forse da una lanterna posta di lato, a destra - esterna al
dipinto. Illumina in primo piano la figura di Maria inginocchiata.
L’atteggiamento della Madonna è di stupore, l’espressione è
commossa. Avvolto nei suoi panni il bimbo, dai lineamenti armoniosi
e quieti, giace sul coperchio, cosparso di paglia, di una cassapanca
(si noti il battente della serratura sul lato destro). Ha il viso rivolto
verso la madre. In alto si intravvede la rastrelliera con il fieno e di
lato, appena sfiorati dalla luce, le teste del bue e dell’asino; in basso
a sinistra, un sacco con del pane poggiato contro un gradino su cui è
posto un cesto.
Giuseppe, che emerge dalla penombra con quel suo mantello che capta
la luce, è girato di spalle: sta parlando con i pastori, affacciati all’uscio
in fondo alla stalla (vi fanno capolino anche le pecore) e indica loro
con il braccio teso e il dito puntato il luogo dello straordinario evento.
Tutto qui. Il resto è ombra e penombra, effetto con cui il pittore riesce
a creare quell’atmosfera di fiaba che caratterizza il dipinto.
Lo splendore dei colori e la soavità della scena sono lì a dimostrare
quanto sia giustificato il successo tributato al Barocci dai suoi
contemporanei.
Il dipinto era stato donato da Francesco Maria II Duca di Urbino alla
Regina di Spagna.

Federico Barocci nacque a Urbino nel 1535 in una famiglia di artisti: il bisnonno milanese Ambrogio, scultore, si era trasferito a Urbino per lavorare alla decorazione del Palazzo Ducale; il padre di Federico, Ambrogio anch’egli, era un abile orologiaio e incisore di gemme, ed è con lui che Federico imparò a disegnare. A 14 anni fu mandato a Pesaro presso lo zio Bartolomeo Genga, architetto del duca Guidobaldo II della Rovere, con il quale studiò geometria, prospettiva e architettura.. Ritornato a Urbino, cominciò a ricevere le prime commesse. All’età di vent’anni volle andare a Roma, dove fu ospitato da un altro suo zio, maestro di casa del cardinale della Rovere: il cardinale divenne ammiratore del giovane artista e gli commissionò dei dipinti. Poi ritornò a Urbino, ma per poco tempo perché richiamato a Roma per la decorazione del Casino di Pio IV. Qui fu colpito da una grave malattia intestinale che continuò a tormentarlo per il resto della sua vita. Si diceva che era stato avvelenato da colleghi gelosi. Chissà…. I medici gli consigliarono di tornare a Urbino dove l’aria era migliore e così fece. Qui continuò a lavorare, ma perse il contatto con i grandi committenti. Questa fu una delle ragioni che ne oscurarono il successo: i committenti rimastigli fedeli erano chiese ed enti religiosi ubicati in località remote, per cui le sue opere erano destinate a sedi appartate, poco visitate, dove in parte si trovano ancora oggi. Ed è questo uno dei motivi per cui egli ha dovuto attendere la fine dell’800 perché gli fosse riconosciuto il merito che gli spettava. Il duca d’Urbino attesta, nel suo diario, che le facoltà del Barocci non subirono alcun offuscamento né con l’età né a causa del le sue precarie condizioni di salute. Casomai era un esecutore lento: usava un metodo di lavoro molto complesso che comportava centinaia di disegni e di studi preparatori, e una complicata tecnica di finitura. Era ammirato non solo da artisti del Seicento del calibro di un Rubens e di un Van Dyck, ma anche da artisti del ‘700 rococò, specialmente in Francia e in Germania. Va osservato che né lo stile né i temi dei suoi dipinti riflettono le sue pene fisiche e psicologiche. Egli era un uomo profondamente infelice. Eppure le sue pitture, con quei colori solari, quelle immagini serene, devote, non lascerebbero mai supporre un’esistenza tanto tormentata. Invecchiò soffrendo, e si spense a 77 anni.

 

Riproduzione immagine: Stefano Riva La Biblioteca Comunale di Valsolda augura Buone Feste!


 
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