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Storia di lago, amore e moschetto

Una lapide, semplice ma dignitosa, presente nel piccolo cimitero di Oria, ricorda la tragica fine del sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza Silvio Desideri, scomparso il 1° novembre 1909. L’epigrafe recita:

“A / Desideri Silvio / Sotto brigadiere / della R. Guardia di Finanza / i commilitoni della / Compagnia di Porlezza / in segno di affetto posero / morto 1° novembre 1909”

lapide

Stupisce l’attaccamento dimostrato dai colleghi nei confronti dello sfortunato sottufficiale; i più sorpresi sono coloro che non conoscono quale fosse la vita di tanti giovani militari, catapultati da una regione all’altra d’Italia, sottoposti ad una dura disciplina, mal pagati, derisi (se non disprezzati) dai locali. Non è tutto: i militari erano costretti per lunghi anni a intrattenere relazioni segrete con le donne, sempre col timore di perderle da un momento all’altro. Le guardie di finanza dovevano presentare domanda ed attendere l’autorizzazione del Comando Generale – intanto gli anni passavano e spesso le ragazze, desiderose di una vita normale e stanche di incontri clandestini, abbandonavano i finanzieri. Silvio Desideri proveniva dalla provincia di Perugia, da Rivodutri, (oggi in quella di Rieti); era nato il 1° dicembre 1876 da Francesco e Felicita Zelli, aveva occhi e capelli castani, era alto 158 cm e, prima dell’arruolamento nel Corpo, era bracciante. Entrò nella Finanza il 4 febbraio 1896, a poco più di 18 anni, entrando nel Deposito di Maddaloni (CE). Ne uscì il 1° giugno dello stesso anno, con destinazione il Circolo di Comacchio (FE), impiegato nella “campagna salifera”; col 1° settembre (sempre nel 1896) fu “tramutato” (ovvero trasferito) nel Circolo di Sondrio. Dalla Valtellina fu trasferito, col 1° maggio 1900, in seguito a domanda, presso il Circolo di Savona. L’ultimo “tramutamento” ebbe luogo dopo la promozione a sottobrigadiere il 1° luglio 1904; la destinazione fu il Circolo di Menaggio(1). Qui Silvio rimase per cinque anni, fino alla morte per amore. Il sottobrigadiere si uccise nel locale adibito a dormitorio per il personale addetto alla costruzione della rete (chiamata nel linguaggio burocratico “siepe metallica”) a Santa Margherita la sera del 1° novembre 1909, sparandosi col proprio moschetto; quel giorno il sottufficiale non fruì della libera uscita, rimase tutto il giorno taciturno, sostenendo di avere un insopportabile mal di testa, rifiutando anche il cibo (solo dopo le insistenze di un commilitone si decise a mangiare qualcosa). Rimasto solo, scrisse le proprie ultime volontà – dispose che i propri risparmi e i premi di rafferma fossero destinati alla sorella. Subito dopo chiese al proprio comandante della brigata di poter avere il proprio fucile, al fine di pulirlo. Se ne servì, invece, per porre fine ai propri giorni. Il Desideri non lasciò nulla per spiegare i motivi del suicidio; sembra che avesse avviato da tempo una relazione amorosa con una giovane del luogo. A causa delle rigide disposizioni che regolavano il matrimonio degli agenti, il sottobrigadiere s’era dovuto rassegnare a perdere la donna amata, che per lunghi anni non avrebbe potuto sposare e non aveva potuto sopportare il dolore per la fine della relazione(2).

 

(1) Roma, Archivio del Museo Storico della Guardia di Finanza, Foglio matricolare n. 3039. Si ringraziano il Presidente e il Direttore del Museo Storico, Gen C.A. Luciano Luciani e Cap. Gerardo Severino.

(2) La ricostruzione dei fatti è basata su Cronaca e corrispondenze. Da Porlezza, “Il Finanziere”, anno XXIII, nn. 72-73, 28/11/1909; sulla delicatissima questione del matrimonio delle guardie di finanza in quegli anni lontani, cfr. P. CARBONELLA, Il corpo delle Guardie di Finanza (Critiche e proposte), Laglio (Lago di Como), Casa Editrice “Stanni”, 1926, pp. 165 – 183.

 

Articolo ad uso esclusivo della Proloco di Valsolda, per gentile concessione del Sig. Enrico Fuselli, qualsiasi riproduzione o utilizzo del sopra menzionato articolo è vietata.

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